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Il Petrolio
in cifre
Numeri e grafici sulla produzione di petrolio nel mondo
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Eurasia Il continente euroasiatico fornisce ai giorni nostri più di un quinto della produzione mondiale di petrolio. I territori che consideriamo qui sono sostanzialmente l'Europa in senso stretto assieme alle repubbliche dell'ex Unione Sovietica, Federazione Russa inclusa. La storia produttiva di questa regione è antica e movimentata: basti pensare al caso dell'Italia, produttore importante di petroli tra la fine dell'800 ed i primi anni del '900, e relegata poi ad un ruolo del tutto marginale dagli sviluppi successivi. La nostra nazione, al giorno d'oggi, produce meno del 7% del proprio fabbisogno annuo di combustibile liquido. Il vero gigante energetico e strategico dell'area è certamente la Russia, rinata negli ultimi anni grazie alle difficoltà di molti altri produttori di combustibili fossili. La produzione delle repubbliche ex sovietiche, calcolabile con un minimo di precisione solo dalla metà degli anni '80, aveva raggiunto l'apice attorno al 1990; il rallentamento nella crescita dei volumi estratti, assieme alla caduta di valore del greggio verificatasi in quegli anni, furono una delle più importanti cause del collasso dell'Unione Sovietica. Il rinnovato trend di crescita produttiva dell'ultimo decennio, portatore di tanta ricchezza ai russi, sembra comunque destinato ad interrompersi a breve. Tra le repubbliche ex sovietiche, Kazakistan ed Azerbaigian hanno sperimentato crescite significative nei volumi estratti, attirando gli appetiti di molte nazioni straniere (anche l'Italia). Non è fatto casuale che l'area circostante sia stata letteralmete disintegrata da recenti conflitti, volti ad acquisire il controllo delle future vie di transito del greggio e del gas verso i porti del Mediterraneo e l'Europa Occidentale. Sebbene le crescite nei ritmi estrattivi siano lampanti, dobbiamo ricordare che queste nazioni (e più in generale anche le piccole repubbliche caucasiche) hanno una storia estrattiva tra le più antiche in Europa. E' quindi comprensibile che i petroli rimasti siano per lo più scadenti e di difficile sfruttamento. L'area del Mare del Nord rappresenta la vera grande fonte di energia dell'Europa Occidentale: il picco di produzione, per la regione estrattiva nel suo complesso, è stato raggiunto grossomodo nel 1999. Ad oggi, Gran Bretagna e Norvegia stanno sperimentando rapidissime cadute nei volumi prodotti; il Regno Unito in particolare sembra ormai destinato a diventare un importatore netto di idrocarburi, con tutte le rovinose conseguenze economiche del caso. La produzione danese pare essersi assestata su un plateau ondulato, in attesa di probabili decrescite future. In conseguenza di questa complessa sequenza di eventi, la produzione europea e russa sembra avere ormai raggiunto i suoi limiti fisici superiori. |
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